Tuffandoci tra le varie biografie in occasione del compleanno di Emily, ci siamo accorte che stava accadendo qualcosa di strano: aleggiava su di noi inesorabile come i freddi venti del nord, l’immagine della Emily Brontë di Chloe Pirrie. A voi è successo? E’ quasi impossibile ormai leggere delle passeggiate di Emily sulla brughiera senza pensare al passo svelto e ampio dell’attrice, o immaginarla litigare con Charlotte senza pensare alla rabbia feroce e contenuta della Pirrie nel film. Siamo piuttosto convinte che in To Walk Invisible, Sally Wainwright sia riuscita molto bene nell’arduo compito di mettere a fuoco i tratti dell’autrice di Cime Tempestose in maniera talmente realistica e vivida, da aver fatto della sua Emily Brontë una figura iconica di cui sarà difficile liberarsi.

Oltre all’interpretazione del personaggio però, di questo sceneggiato abbiamo amato tantissimo il modo in cui la Wainwright ha dipinto le relazioni tra Emily e i membri della propria famiglia, in particolar modo quella con Branwell. Il rapporto tra Emily e suo fratello è stato molto discusso dagli esperti bronteani, e viene interpretato in maniere a volte diametralmente opposte. Personalmente non crediamo che Branwell abbia scritto Cime tempestose ma l’idea che abbiamo di lui ci fa pensare che la sua sensibilità e quella di Emily fossero affini, e che se solo Branwell avesse avuto la capacità di superare i propri limiti, avrebbe potuto creare qualcosa di altrettanto forte e intenso.

Crediamo inoltre che, sebbene in casa la figura maschile fallimentare di Branwell fosse oscurata dal carattere forte e brillante della sorella, Emily lo amasse moltissimo, al punto da interiorizzare il suo dolore e riversarlo nelle proprie opere. Secondo le biografie infatti, era proprio Emily a trascinare Branwell su per le scale della canonica quando rientrava troppo ubriaco per stare in piedi, e fu sempre lei una notte a correre tra le tombe del cimitero, per correre al Black Bull e avvisarlo che il padre sarebbe andato prenderlo di lì a poco con la forza.

“A volte proviamo pietà per le creature che non provano nulla per se stessi né per gli altri“, dice Nelly Dean parlando di Heathcliff in Cime Tempestose, e viene da chiedersi se Emily pensasse proprio a Branwell mentre scriveva. In To Walk Invisible, Sally Wainwright sembra sposare questa teoria di una forte compassione da parte di Emily, tanto forte da immedesimarsi nella fragilità di Branwell: mentre è sulla brughiera con Anne, Emily racconta di aver sorpreso il fratello che mentiva riguardo il suo viaggio verso la Royal Academy di Londra e dice “In verità mi dispiace per lui. Si sono sempre aspettati così tanto… probabilmente più di quanto abbia mai potuto fare. E penso solo: grazie a Dio non sono te!“.

Che tipo di relazione intercorresse tra i due comunque, resta una domanda su cui i critici avranno da lavorare a lungo. A noi piace pensare a Branwell ed Emily come al giorno e la notte, due facce della stessa medaglia, diversamente simili ma complici e felici, come in quella indimenticabile scena di To Walk Invisible dove seduti ai margini della brughiera, ululano alla luna e giocano spensierati come bambini.

                                                                                                    Selene 

NB. Le immagini sono scene tratte da To Walk Invisible.