Balthus (pseudonimo di Balthasar Klossowski de Rola), artista di origini polacche, nato nel 1908 a Parigi e morto in Svizzera nel 2001, vanta una lunga serie di contatti con la cultura e l’arte italiane. Da giovane artista curioso ed in cerca di stimoli, aveva visitato per la prima volta l’Italia nel 1926, recandosi prima a Firenze, dove aveva ammirato gli affreschi quattrocenteschi di Masaccio e Masolino in Santa Maria del Carmine, e poi ad Arezzo, dove aveva scoperto con meraviglia Piero Della Francesca. È forse per questo che la sua pittura si può considerare come uno dei più alti punti di raccordo tra il Quattrocento fiorentino e l’arte contemporanea. La luce impalpabile bagna elegantemente le figure, inserite in ambientazioni silenziose e senza tempo che sembrano coniugare l’approccio estetico di Piero alla semplicità delle composizioni metafisiche di De Chirico. I volumi dei corpi, insieme al loro chiaroscuro, provengono invece da Masolino e Masaccio, come ben si nota dalle composizioni statiche e preziose di Balthus, tra cui l’iconico dipinto che lo lega a Cime tempestose, La toilette di Cathy.

Cime tempestose, La toilette di Cathy

Balthus ed Emily Brontë

L’olio su tela conservato al Centre Pompidou di Parigi è stato eseguito da Balthus tra il 1933 e il 1934 e ci suggerisce uno snodo fondamentale della sua formazione. L’artista legge Cime tempestose all’età di quattordici anni. Ma il romanzo, dopo aver infiammato la sua giovane anima di adolescente, ritorna alla sua mente negli anni Trenta, quando si innamora di Antoinette, una ragazza dell’alta società bernese, conosciuta nel 1932. Nell’autunno del 1933, a Parigi, inizia a dedicarsi ad una serie di quattordici illustrazioni per Cime tempestose, che indicano il profondo legame di Balthus con Emily Brontë e il suo romanzo.
Da una di queste illustrazioni ad inchiostro su carta è stato tratto il dipinto La toilette di Cathy, in cui la ragazza, pettinata dalla cara Nelly Dean, appare nuda, a rappresentare simbolicamente l’amata Antoinette, mentre l’autore stesso si raffigura nei panni di Heathcliff. Non si tratta di una scena specificamente tratta dal romanzo, ma di un’immagine evocata dal protagonista, in una sorta di rêverie. Ciò è testimoniato da una lettera che Balthus invia ad Antoinette, nel gennaio del 1934, dopo aver saputo che sarebbe andata in sposa ad un altro uomo: «È il momento in cui i due esseri umani, che in realtà sono un tutt’uno e sono complementari tra loro, arrivano all’incrocio dei propri destini […]. Cathy è nuda perché è simbolica, mentre il gruppo che forma con la domestica è trattato come una visione, un ricordo evocato da Heathcliff, che è seduto dietro e solo

Balthus, We ran from the top of the Heights

nella stanza». Si tratta, dunque, di una tela intima, misteriosa ed allegorica, in cui il colore puro e la composizione essenziale trasmettono l’idea di una pittura tradizionale e rivoluzionaria allo stesso tempo. E ci indica, inoltre, che l’artista aveva con il romanzo di Brontë un rapporto di identificazione, tanto da arrivare ad affermare «Mi sentivo totalmente a casa in questo romanzo. Descrive perfettamente la mia gioventù[1]».

Le illustrazioni vengono realizzate dall’artista all’età di venticinque anni, quando il suo amore per Antoinette è come quello di Heathcliff per Catherine, che, ormai cresciuto, si sente tradito: «Credo che, come Heathcliff, anche io non volessi lasciare l’adolescenza[2]». E questo è confermato anche dal fatto che Balthus appariva come un eterno giovane, che festeggiava il compleanno solo ogni quattro anni, perché nato il 29 febbraio, e dunque, avverso all’inesorabile passare del tempo.

Questa malinconia lega l’artista a Cime tempestose, romanzo di costante ispirazione, come si nota dalle illustrazioni tormentate e spigolose. Una su tutte, l’immagine di copertina We ran from the top of the Heights, in cui Catherine si trova persa nel vento della brughiera selvaggia. Ma tra le quattordici immagini è di certo degna di nota quella in cui Catherine, in un momento di riposo, poggia la sua testa sulle ginocchia di Heathcliff, mentre, giovani e spensierati, si godono il vento che batte sull’erica della brughiera, prima che tutto cambi. L’illustrazione in questione, sembra proprio rappresentare le parole di Nelly, mentre racconta a Mr. Lockwood che «fuggire al mattino nella landa e rimanervi tutto il giorno era uno dei loro divertimenti preferiti, e la punizione che li attendeva pareva loro semplicemente irrisoria»[3].

Elena Lago, storica dell’arte

 

Balthus, Run away to the moors and remain there all day

[1] Christina Carriho de Alhornoz, Conversation, New York, Editions Assouline 2001, p. 4

[2]  Christina Carriho de Alhornoz, Conversation, New York, Editions Assouline 2001, p. 4

[3] Emily Brontë, Cime tempestose, Milano, Garzanti 2000, p. 46

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